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    • Argomento della discussionecome imparai ad amare le donne (ost)
    • dal mitico sito della beat records, segnalo l'imminente uscita della ost di come imparai ad amare le donne ....

      GDM Music presenta su CD la OST di Ennio Morricone per la commedia romantica ''Come imparai ad amare le donne'' (aka ''How I learned to love women'') diretta nel 1966 da Luciano Salce ed interpretata da Robert Hoffmann, Gigi Ballista, Vittorio Caprioli, Carlo Croccolo, Gianrico Tedeschi e da un grande stuolo di belle attrici internazionali : Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Sandra Milo, Nadja Tiller, Orchidea De Santis, Mariangela Giordano, Michèle Mercier, Mita Medici, Romina Power. Il film racconta la storia di Roberto Monti (Hoffmann) che, dopo essere uscito a diciotto anni dal collegio, trova un lavoro come meccanico addetto ad una stazione di servizio e successivamente come venditore di automobili grazie alla sua spiccata passione per i motori. Dopo varie avventure amorose nell'ambiente dell'aristocrazia, dell'alta moda e dell'industria, alla fine il giovane si sposerà con la diciassettenne Irene. Ennio Morricone ha scritto una OST in stile classico con numerosi brani settecenteschi alternati a raffinata musica Lounge, dove domina il romantico tema d'amore ''Pioggia sul tuo viso'' interpretato da The Sorrows in chiave ballata lenta e ripreso anche in versione strumentale con orchestra e coro ed in versione Shake. Per questo CD sono stati usati i master originali mono, restaurati e rimasterizzati in digitale, che hanno permesso di aggiungere circa quindici minuti extra e come bonus track la rara versione stereo della canzone.

    • Post di dj nepo
    • Commenti 2
    • Ultimo commento di dj nepo
    • Ultima volta online 3 giorni fa

    • Tags pingu | colonne sonore | ORCHIDEA DE SANTIS | Luciano Salce | ennio morricone | pioggia sul tuo viso | buton 70 | the sorrows
    • Views 52
    • Argomento della discussioneHornitus Nevalis
    • L’esordio nella regia dell’allora critico cinematografico e sceneggiatore Dario Argento trae ispirazione (liberamente, in verità) dal romanzo di Fredric Brown “La statua che urla”.
      Argento ne scrive il soggetto ma la regia del copione de “L’uccello dalle piume di cristallo”, acquistato dalla Titanus, gli sarà affidata “interamente” solo più tardi – a lavorazione già iniziata - soprattutto grazie alla tenacia testarda del padre Salvatore che co-produrrà il film per la S.E.D.A Spettacoli-Roma.
      La materia narrativa, l’atmosfera e, in definitiva, gli aspetti stilisticamente costitutivi del debutto dell’autore romano - un film che ebbe un successo enorme dopo una partenza in sordina dando vita all’improprio filone del “thriller all’italiana” – non si materializzano dal nulla.
      Al contrario si alimentano di tutta una serie di gialli italo-tedeschi diretti da Alfred Voher espunti dalle opere di Edgar Wallace e maturano nell’alveo del cinema di genere italiano non alieno a tali incursioni.
      In tal senso, infatti, l’opera di Argento (contemporanea all’ingresso nel mondo del thriller dell’altro grande autore Lucio Fulci con “Una sull’altra”) viene dopo i gialli-sexy di Umberto Lenzi - “Così dolce…così perversa” e “Orgasmo” - e dopo le pellicole di Mario Bava “La ragazza che sapeva troppo” e “Sei donne per l’assassino”.
      Dunque, questo autore non può essere definito il pioniere di un certo modo di fare cinema quanto, piuttosto, l’erede di una tradizione alterna ma fertile…che riesce, però, a infondere nel suo primo film un tratto di discontinuità visionaria che da un lato arricchisce la cifra espressiva del genere e dall’altro lo rinnova definitivamente determinando le premesse di uno stile personalissimo.
      Il punto di forza de “L’uccello dalle piume di cristallo”, in onda stanotte su rai1 alle ore 1.00/1.05 più o meno, non risiede, pertanto, soltanto nella “in sé nuda” trama - imperniata sulle vicende di uno scrittore americano testimone di un tentato omicidio che si ingegna nelle vesti di improbabile detective per scoprire chi sia l’assassino seriale che turba le notti romane - quanto, piuttosto, nella capacità del suo autore di costruire un meccanismo narrativo che generi ed alimenti una tensione continua.
      Al debuttante regista, al Dario Argento degli inizi interessa soprattutto la suspense, dunque, più che l’esibizione dell’atroce al contrario di quanto avverrà qualche anno dopo con l’adesione all’horror.
      Un cinema, pertanto, che – costante nella trilogia così detta animale - cerca di intrigare lo spettatore più che stupirlo o sconvolgerlo con immagini truculente tout court dando vita, comunque, a un genere ibrido retto da equilibri precari e complessi, infranti di tanto in tanto dall'irruzione del grand guignol, colorati, cioè, dal rossore del sangue.
      La fotografia raffinata di Vittorio Storaro e la musica di Ennio Morricone – in questo senso – aiutano il regista a mantenere tutto sul piano di una ricerca struttural-sperimentale fuori dal comune che non è priva di ingegnose soluzioni (il secondo finale che smentisce il primo senza interrompere la fluidità del racconto).
      In particolare la partitura morriconiana contiene una effettistica ardita per l’epoca: voci femminili spezzate da campanellini elettronici o soffiate con l'utilizzo del vibrafono che sono il perfetto cupo contraltare sonoro alla suspense narrativa.
      S’intravedono già le straordinarie qualità tecniche del regista: un montaggio per certi versi sperimentale per il genere thriller che rimanda alla nouvelle vague, l'utilizzo quasi maniacale delle riprese in "soggettiva" ed un gusto inusuale per i dettagli visivi eccentrici (in una scena l’obiettivo della macchina da presa sembra sprofondare nella bocca urlante della vittima mediante l’impiego di particolari ingrandimenti fotografici) che faranno di Dario Argento uno dei pochi autori in grado di filmare la morte coreografandone le scene come in uno straniante funereo musical in un connubio immagini-colonna sonora.
      Con “L’uccello dalle piume di cristallo” nasce una stella che non ha ancora smesso di brillare seppur con alterna luminosità…
    • Post di nicola (nick67)
    • Commenti 3
    • Ultimo commento di nicola (nick67)
    • Ultima volta online 8 Jun 2009

    • Tags cinema | Dario Argento | ennio morricone | L’uccello dalle piume di cristallo | Vittorio Storaro
    • Views 124
    • Argomento della discussioneInglourious Basterds
    • E' stata ufficializzata la colonna sonora di Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria).
      Probabilmente ancora più bella di Kill Bill.
      Ennio Morricone - ovviamente - la fa da padrone...
      God save Quentin Tarantino...e il suo amore per il cinema italiano.

      La lista:
      *The Green Leaves of Summer - Dimitri Tiomkin,
      *The Verdict (Dopo la condanna) - Ennio Morricone;
      *L'incontro con la figlia - Ennio Morricone;
      *White Lightning - Charles Bernstein;
      *Il mercenario (ripresa) - Ennio Morricone;
      *Slaughter - Billy Preston;
      *Algeri: 1 novembre 1954 - Ennio Morricone,Gillo Pontecorvo;
      *The Surrender ( La resa ) - Ennio Morricone;
      *One Silver Dollar (Un Dollaro Bucato) - Gianni Ferrio;
      *Bath Attack (The Entity?) - Charles Bernstein;
      *Davon Geht Die Welt Nicht Unter - Bruno Balz,Michael Jary;
      The Man With The Big Sombrero - Phil Boutelje,Foster Carling;
      *Ich Wollt Ich Waer Ein Huhn - Hans-Fritz Beckmann, Peter Kreuder;
      *Cat People (Putting Out The Fire) - David Bowie, Giorgio Moroder;
      *Mystic and Severe - Ennio Morricone
      *The Devil's Rumble (d'après le film DEVIL'S ANGELS) - Mike Curb;
      *What I'd Say Zulus - Elmer Bernstein;
      *Un Amico - Ennio Morricone;
      *Tiger Tank - Lalo Schifrin;
      *Eastern Condors - Rabbia e Tarantella - Ennio Morricone.
      Eccole:
      Dopo La Condanna (After The Verdict) da The Big Gundown aka La Resa Dei Conti:

      L’incontro con La Figlia da il Ritorno Di Ringo, usato anche in Il Segreto Del Sahara:

      Il Mercenario (ripresa) da Il mercenario:

      La battaglia d'Algeri da La battaglia d'Algeri:

      La Resa (The Surrender) da The Big Gundown AKA La Resa Dei Conti:

      Mistico e Severo (Mystic and Severe) da Death Rides A Horse:

      Un Amico da Revolver:

      Eastern Condors - Rabbia e Tarantella da Allonsanfan:
    • Post di nicola (nick67)
    • Commenti 5
    • Ultimo commento di bit takeshi
    • Ultima volta online 21 May 2009

    • Tags cinema | Daily Song | ennio morricone | Quentin Tarantino | Inglourious Basterds
    • Views 148
    • Argomento della discussioneC'era una volta il western...poi venne Sergio Leone...
    • Il western è stato, sin dalle origini, uno dei generi cinematografici più caratteristici ed importanti perchè rappresentava il mito portante (e fondante) della società americana: la frontiera, la conquista e la trasformazione della natura selvaggia ed ostile in una diversa, ordinata e protetta condizione civile .
      Da questo punto di vista, pur con alterne fortune e significative trasformazioni, il western è rimasto un genere vitale capace di influenzare anche gli altri generi cinematografici, legato ad una tradizione letteraria autoctona ma resosi autonomo per la continua mescolanza di fatti e personaggi storici con la finzione narrativa, avvalendosi sul piano figurativo dei grandi spazi che le regioni degli USA offrivano ai cineasti: praterie, luoghi desolati, montagne...
      Nonostante le diversità degli autori ed il trascorrere del tempo - dal cinema muto al sonoro, dalla crisi del genere fino alla sua rinascita - utilizzando prevalentemente i grandi spazi e creando situazioni drammaturgiche elementari in cui i personaggi erano di scarso spessore psicologico (la maggior parte delle storie attingeva in maniera omogenea agli stilemi delle leggende generazionali, alla guerra di seccessione e al massacro degli indiani), i film western non usciranno - tranne rarissime eccezioni - dagli schemi consueti ripetendo all'infinito gli stessi clichè.
      Ri-creando, però, sempre e comunque, nello spettatore "l'attesa" come una sorta di variazioni continue sullo stesso tema, col fascino del sempre uguale e del sempre diverso: un meccanismo comune alla serialità televisiva contemporanea.
      I fasti del western hollywoodiano "classico" alla maniera del Ford di "The iron horse", di "Ombre rosse", di "Sentieri Selvaggi" o del DeMille di "The Plainsman" - per tacere di quelli di George Stevens, di Fred Zinnemann o di Fritz Lang - che conquistò il mondo cercando di emancipare il genere arricchendolo di sfumature psicologiche e di spessore drammatico, declineranno negli anni '60 o in una sorta di ripiegamento nostalgico dei suoi tòpoi mitologici o, per contrapposizione, nell'esplodere della gratuità della violenza.
      In questo senso autori come Sam Packinpah (soprattutto) o Ralph Nelson nel suo "Soldato Blu" riprenderanno in chiave memoriale e sentimentale gli schemi di genere per costruire un meccanismo che si concentra sull'analisi critica della storia americana o mette in scena la crudeltà del mito della frontiera quale metafora più universale della ferocia umana.
      A metà degli anni '60, quindi, il western appariva un genere destrutturato e, dunque, apocrifo, in crisi presso il pubblico, frustro, destinato ad una crisi irreversibile.
      Grande e clamorosa fu, al contrario la sorprendente vitalità con cui il cinema italiano fu in grado di rianimarlo grazie all'opera "geniale" di un gruppo di professionisti di valore guidata da Sergio Leone.
      Il regista romano, che veniva da un fortunata esperienza nel "peplum" dove aveva mostrato una poco comune perizia figurativa, intuì prima d'altri che nella rigida codificazione dello "schema western" si sarebbe potuta innestare una vertigine narrativa in grado di scardinarne il meccanismo sconvolgendo i termini del gioco spettacolare.
      "Per un pugno di dollari" - in onda stasera su rai3 alle 21,00 nel ventennale della morte dell'autore - è costruito su una storia esemplarmente lineare che si sviluppa, però, con una climax ascendente, di violenza visiva in violenza in violenza visiva sino a culminare in un delirio "sadico" fine a se stesso.
      (continua...)
    • Post di nicola (nick67)
    • Commenti 3
    • Ultimo commento di nicola (nick67)
    • Ultima volta online 30 Apr 2009

    • Tags cinema | ennio morricone | Sergio Leone | Clint Eastwood | Gian Maria Volontè | Per un pugno di dollari | MAssimo Dallamano | Luciano Vincenzoni
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    • Argomento della discussionel'ultimo treno della notte


    • Cinevox record presenta una rarità musicale di Ennio Morricone: La colonna sonora originale del film ''L'ultimo treno della notte'' (aka ''Violenza sull'ultimo treno della notte'', ''Night Train Murders'') diretto nel 1975 da Aldo Lado ed interpretato da Enrico Maria Salerno, Marina Berti, Macha Méril, Flavio Bucci, Franco Fabrizi.



      "La colonna sonora di Ennio Morricone è senza dubbio una delle sue opere più minimaliste per il cinema, in cui il lato sperimentale è molto presente nell'uso dei rumori come strumenti dell'orchestra e il treno stesso diventa parte integrante del commento. Il rumore del treno è quindi volutamente insidioso, macabramente onnipresente, deve disturbare, fare male, ferendo come la lama di un coltello; e quindi rappresentare tutto lo stato d'animo delle protagoniste, prigioniere di un incubo orribile. Questa colonna sonora esce per la prima volta completa (39:44) ed in full stereo dai nastri delle session originali recentemente recuperati.."



    • Post di dj nepo
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    • Ultimo commento di buton70
    • Ultima volta online 20 Mar 2009

    • Tags Simon Tanner | ennio morricone | l'ultimo treno della notte | aldo lado | cinevox record
    • Views 114
    • Argomento della discussione"il cinema popolare è morto...abbiamo affossato tutto...ci è rimasta purtroppo solo la tv" (2)
    • Il cinema di genere - soprattutto quello italiano - non è stato solo trend passeggero (trend durato peraltro più di vent'anni) ma ha rappresentato un patrimonio di professionalità ed esperienze che ricollocato nella nostra contemporaneità e supportato economicamente potrebbe costituire davvero il punto di partenza per un rilancio della stanca cinematografia italica.
      Purtroppo, al nostro cinema (anche a quello d'autore in verità) non mancano certamente le idee o la volontà o gli attori quanto semplicemente...mezzi produttivi autonomi.
      A partire dagli anni '60 fino ai primissimi '80 nel nostro paese la quantità di pellicole girate ed immesse nel circuito delle sale era così elevata da consentire la totale autosussistenza del mercato cinematografico stesso: pertanto, gli incassi dei films - soprattutto di quelli più popolari - non solo erano sufficienti a coprire i costi di lavorazione ma consentivano anche ai produttori di rischiare investendo in giovani autori commercialmente meno dotati di appeal.
      Verso la metà degli anni '80, però, la situazione è profondamente mutata con l'avvento della televisione commerciale che ha non solo determinato il declino del cinema nel senso di un approccio differente alla fruizione "strictu sensu" di un film ma ha modificato soprattutto le modalità e l'ottica produttiva stessa.
      La forza economica della televisione (testimoniata, peraltro, dal fatto che persino la quasi totalità delle sale cinematografiche appartengono o alla galassia Mediaset o alla Rai tramite Cinecittà e l'Istituto Luce) è, dunque, l'architrave di una cinematografia (quella italiana) che orienta tutti i suoi progetti ai successivi passaggi sul piccolo schermo e alla vendita di spazi pubblicitari.
      Questo spiega perchè i più grandi registi di cinema di genere abbiano smesso di girare o abbiano realizzato scadenti fictions televisive in cui prevale l'auto-censura sulla sperimentazione (anche sgangherata ma vitale) del passato.
      Nulla lascia presagire un cambiamento di questo deprimente status quo: agli autori di maggior valore (penso al bergamasco Roger Fratter) non rimane altro, purtroppo, che l'home video o il mercato estero (soprattutto quello asiatico) dove l'interesse per il cinema di genere è in crescita.
      All'appassionato non resta che il culto nostalgico dei film degli autori di un glorioso passato (più o meno recente) o attraverso il recupero personale di vecchie opere o mediante rarissimi passaggi televisivi: con l'ausilio, dunque, di quel mezzo che ne ha impedito la prosecuzione e che ne ha anestetizzato gli stilemi estetici.
      Infatti, al solito impossibile orario (2,15) stanotte rete4 manda in onda, per la regista di Alberto De Martino, uno dei più stravaganti quanto interessanti esempi di horror degli anni '70: "Holocaust 2000"(1977).
      Il film s'inserisce nell'ambito del filone - così detto - esorcistico, ispirato dunque alla celebre opera di William Friedkin che fornì più d'uno spunto al cinema italiano, che De Martino aveva già affrontato nel '74 in maniera convincente ma didascalica con "L'anticristo".
      (...segue nei commenti...)
    • Post di nicola (nick67)
    • Commenti 5
    • Ultimo commento di dvdblfr
    • Ultima volta online 3 Mar 2009

    • Tags cinema | Dj nepo | nick67 | cinema di genere | Roger Fratter | ennio morricone | Junkpuppet | Alberto De Martino | Holocaust 2000 | Gordiano Lupi | David Dansero | Laf anche tu dovresti
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