Il singolo "La superbe" (uscito d'estate e da chi vi scrive ascoltato decine e decine di volte) lasciava presagire che avrebbe realizzato un disco all'altezza delle sue (enormi) capacità musicali. E che dire, poi, del raffinatissimo video diretto - a supporto del brano - da Clarisse Canteloube? Un piano-sequenza di poco più di sei minuti che avvolge morbidamente le struggenti schermaglie tra il cantante e la danzatrice Marie-Agnès Gillot étoile dell'Opéra de Paris.
Ancora pochi giorni e, finalmente, il 19 ottobre verranno alla luce i ventidue brani (cd doppio) che compongono un'opera definita da Gilles Médioni dell'Express - con enfasi appropriata - non solo il disco più bello dell'anno ma soprattutto la "Melody Nelson" del 2010. Un lunghissimo diario di difficoltà esistenziali tra depressione, amori perduti, droghe, rimpianti e piccoli orizzonti di speranza in cui il suo autore condensa in un irripetibile stato di grazia la canzone d'autore francese, il pop inglese, gli standard del cool jazz americani e la ritmica hip hop. Dal momento che da diverso tempo non ascolto altro e non ce la faccio ad aspettare la fatidica data d'uscita, rompo gli indugi e ve lo propongo... (...segue nei commenti...)
Antefatto Ho una grandissima stima di yoshi e...non solo perchè è un ottimo musicista e cantante vocalmente molto dotato. Di lui apprezzo soprattutto la squisita educazione espressione, senza dubbio, di un'indole gentile. Non sono smancerie le mie...piuttosto la presa d'atto che di tanto in tanto s'incontrano persone perbene (e il salottino ne è pieno...per fortuna). Non si può negare, in ogni caso, che yoshi abbia una spiccata attitudine pop e anche se - per mancanza di tempo - le sue segnalazioni sono centellinate, hanno molto valore.
Indiepassion Quick Tweak Il post - qui - in cui il caro Nino evidenziava l'esistenza di un barbuto crooner - Wilfried* (con la stellina pensate un po') - suscitò la curiosità degli ice*pinkers più vicini a certe languide sonorità pop di marca francese. Nonostante l'aiuto dell'immenso David, l'infaticabile ufficiale cercatore d'oro del salottino, non fu possibile reperire - completamente - l'oggetto del desiderio e...il post scivolò, alla stregua dello stesso Wilfried*, nell'oblio delle voglie musicali insoddisfatte... Da qualche giorno, però, miracoli della rete, il disco in questione ha iniziato a circolare nei blogs specializzati e questo ci permette di ripare al torto... Duplice torto: quello che abbiamo subito, negandoci per distrazione l'ascolto di una delizia prelibata, e quello che abbiamo inflitto al suo autore...non inserendo la sua opera fra i migliori dischi dell'anno passato. Spero sia sufficiente posizionarlo nella futuribile classifica dei migliori dischi del 2009 e credo che, in fondo, l'operazione ci possa stare tranquillamente senza creare strappi al tessuto spazio-tempo (in fondo il disco è uscito alla fine del 2008...quando le playlists sono già chiuse). "D'Ailleurs" si compone di 15 tracce che descrivono in modo abbastanza esaustivo il variegato e bizzarro universo sonoro di Wilfried*...fatto di un impasto gradevolissimo di sonorità proto-gainsbourghiane, di psichedelia naïve, di vocalizzazioni che rimandano a Philippe Katerine - e che si avvitano di tanto in tanto in narcisistici arzigogoli - reso possibile dalla matrice elettro-synth-pop-so-eighties che è l'autentica cifra stilistica del nostro autore. Ironico e malinconico, morbido ma complesso, giocato tutto sul tema della dualità e della diversità, ruffiano e colto, colmo di citazionismi che abbracciano l'universo del pop d'autore francese (Hermann Dune, Bertrand Burgalat, Arnaud Fleurent-Didier che ha collaborato al disco)...in una sola parola: irrinunciabile.
su youtube si trovano ormai cose fenomenali. tipo questa versione di Constipation Blues fatta da Screamin' Jay Hawkins e Serge Gainsbourg per un programma televisivo. Gainsbourg pare parecchio divertito dal bizzarro collega mentre mima "his pain down inside" e chiude con un "moi aussi je veux faire caca" due pazzi
Singolari, misteriosi perché inspiegabili nonchè tortuosi percorsi della mente umana… Qualche giorno fa ne ricordavo i versi: “...dans son regard absent et son iris absinthe tandis que Marilou s'amuse à faire des vol utes de sèches au menthol entre deux bulles de comic -strip tout en jouant avec le zip de ses Levi's Je lis le vice et je pense à Caroll Lewis...". ...e, come spesso accade, poi, ne ripeto ossessivamente l’ascolto... Poi pensavo al monito brechtiano: “ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli imprescindibili.” Se dovessi pensare – nella musica – ad un imprescindibile penserei a lui, alla sua vita passata a lottare contro il buon senso comune, contro le ovvietà… …sintesi controversa di ironia, provocazione morbosa, rabbia, speranza, amore, sesso, disperazione, vitalità… ...ricerca dannunziana del piacere, dandysmo post-moderno… “nel suo sguardo assente, nella sua iride assenzio…giocando con la zip dei suoi Levi’s…” Pensavo a quel disco strano dal titolo strano “l’uomo dalla testa di cavolo” al giornalista che s’innamora della sciampista Marilou…che, poi, sorprende a tradirlo con due rockers e che, alla fine, uccide coprendola con la schiuma di un estintore…passando il resto dei suoi giorni in manicomio… Poi pensavo a quanto sia utile questa musica che non ha paura di esplorare le pulsioni oscure, le zone d’ombra e che ci affranchi dal terrore d’esser soli nelle nostre ossessioni, nelle nostre solitudini… Poi pensavo a “giorno d’autunno” di Rilke “…chi ora è solo, lo resterà a lungo, veglierà, leggerà, scriverà lunghe lettere e su e giù lungo i viali, camminerà inquieto con le foglie che volteggiano.”. …e intanto il player suona il delirio di Marilou...
La trasposizione in chiave musical-letteraria dell'autobiografica storia di un amore torbido e difficile: quello fra un francese ormai maturo (Serge Gainsbourg) ed una ragazzina inglese minorenne "Melody Nelson" (la splendida Jane Birkin immortalata nella sua acerba bellezza sin dalla copertina). Troppo facile magnificare questo disco che dopo 36 anni non sembra essere stato minimamente scalfito dal tempo. Non credo che Gainsbourg abbia fatto mai di meglio: sette brani per una durata di 28 minuti appena che si snodano languidi fra chitarre ora acustiche e sognanti ora psichedelicamente distorte, valzer maledetti, vortici beat, archi e violini romantici, bellissimi arrangiamenti orchestrali in un'atmosfera ora cupa ora gioiosa ma sempre e comunque "maudit"....di tragedia imminente. Su tutto si staglia la voce indolente e sussurrata di Gainsbourg a raccontare la nascita e lo sviluppo di una passione bruciante per "un piccolo animale, una ragazzina adorabile...." tra gonne svolazzanti e alberghi clandestini fino all'epilogo drammatico che culmina con la morte di Melody e che la trasfigura in un archetipo di bellezza ideale e, perciò, impossibile da avere e da mantenere. Amore, sesso, morte, passione ossessiva, infelicità, delirio. In ascolto Histoire de Melody Nelson.