ordunque ci siamo. il dado è tratto. nick è il regista. siete tutti invitati. due canzoni a testa. cominciate a pensarci su. questo è il post(o) giusto.
Ad alcuni di voi l'ho già segnalato su FB, mi piacerebbe molto se dedicaste almeno un ascolto a questo ragazzo: www.myspace.com/alessiocalivi Non c'é ancora tutto il cd online; alessio era il cantante della mia band quando eravamo ragazzini. È sempre stato molto talentuoso, noterete la voce meravigliosa forse sprecata per il genere trito e ritrito e francamente ormai completamente esplorato fino in fondo -post rock e un po' di industrial, ma considerate prima di tutto che è polistrumentista (suona tutto tranne la batteria, affidata ad un altro istrione delle mie parti, Enzino De Masi - detto "u scimia", per la cronaca) autodidatta e che purtroppo manca di una seria distribuzione. Grazie a tutti.
La poltrona Natuzzi Sound di Divani e Divani è un’ottima compagna per i momenti di relax dedicati all’ascolto dei nostri brani preferiti (Louise Veronica Ciccone dal cd Confessions on a Sex Chain)
La cometa di Halley ritornerà nell'estate del 2061...... (wikipedia)
....Fascino, eleganza e qualità saranno garantiti per certo da due canzoni, ambedue cantate da voci femminili: Malika Ayane fa addirittura a meno del ritornello nella sua "Ricomincio da qui", elusiva, eterea, bellissima. Irene Grandi torna a vendicare la clamorosa esclusione di "Brucia la città" (nel 2007) presentandosi con il medesimo autore, l'ispiratissimo Francesco Bianconi di Baustelle che questa volta ha inventato un agrodolce addio d'amore incorniciato da "La cometa di Halley". Due perle. (la repubblica)
Mi spiace tornare in questi lidi per scrivere cose spiacevoli, ma tant'è... HD, per fortuna, lo si conosce solo qui, ed è solo qui che lo si ascolta praticamente da sempre.
Qualcuno ha letto la recensione delirante di veronese su blow up di pianobar dalla fossa? Io ne sono uscito scandalizzato... Senza entrare nel merito della qualità del disco, senza entrare nel merito della qualità dei contenuti della recensione (come sempre scialbi, ma cosa volete che ci si aspetti da uno che non sa nemmeno coordinare le dita sulla tastiera di una chitarra per produrre un do, non so voi, ma io non ho mai capito niente da una sua recensione), non ho mai visto un tale concentrato di stronzate apocalittiche tutte insieme. Voce a stento sopportabile, a mile... skippabile... ma io mi domando, val la pena parlarne, consigliarlo? Farlo rientrare nei propri ascolti?
Poi si parla di scadimento della cultura in Italia: grazie al cazzo, se questi soggetti si occupano di musica, possiamo stare freschi, e aspettarci mara carfagna per i prossimi trent'anni. La tristezza di questo individuo, incapace anche di tirare colpi bassi (perché onestamente spero sia il caso, altrimenti ha sbagliato decisamente mestiere), date le fragorose cadute di stile che li caratterizzano, è, parimenti alla stupidità umana, senza limiti. Che si abbia il coraggio di affermarlo su queste pagine.
Ti ricordo sempre sorridente in panchina ai mondiali di Italia 90. Ti ricordo come l'unico juventino simpatico in quegli anni moggiani. Ti ricordo al fianco di Lippi in germania 2006. Sei stato la storia del Napoli e poi della Juve. Un atleta unico.
Un popolo di illusi che per anni non vedevano le ladrate che perpetravano in campionato non puo' meritare un uomo come te. Un gruppo di giocatori abituati male non puo' capire e seguire i tuoi suggerimenti.
Grazie di tutto e vedrai che la vita ti ridarà tutto quello che questi dilettanti dello sport ti stanno togliendo. Arrivederci CIRO.
Magari tra qualche anno vieni sulla panchina della Roma e proverai quello che ha provato Ranieri a Torino sabato scorso: Una goduria immensa contro una società di dilettanti e un pubblico di razzisti e anti-sportivi. Te lo auguro con tutto il cuore.
In Absentia non è solo un disco. “In Absentia” è l'opera di Antonello Pelliccia, con la collaborazione di Gianni Macalli e Paolo Roderi, sonorizzata live dalla band Kobayashi il 5 e 6 giugno 2009 alla 53° edizione della Biennale di Venezia.
In seguito al successo di questa performance i Kobayashi decidono di portare in studio questo viaggio strumentale e di pubblicarlo, a distanza di un anno dall'esordio sulla lunga distanza con l’omonimo “Kobayashi”. La filosofia è sempre la stessa, nessuna regola e molta voglia di sperimentare. Così il trio carrarese si scambia spesso gli strumenti e si muove alla ricerca di nuove sonorità non solo chitarristiche, ma anche tramite l’utilizzo di theremin, marimba, vocoder, microkorg e gakken. Air motel è una suite dalle tinte elettriche addolcita dal violoncello di Lara Vecoli, mentre su Detournement si danza ed è da segnalare l’intervento al sax di Alberto Benicchi (strappato al jazz per sesssanta secondi). L'intreccio di synth iniziale di Vendramin? è il giusto momento per mettersi comodi e aspettare l'arrivo del reading storto e distorto di Laura Pugno che con le sue posie arricchisce un finale dal ritmo sempre più incalzante. Lei non sa chi sono io è una sorta di “marcia” finale che va ad esplodere (dopo la presentazione nella lingua madre) nel sound abrasivo tipico dela band.
Imperdibile, su La Stampa di oggi, il "buongiorno" di massimo gramellini
Che la moglie del capitano della Nazionale di calcio inglese Terry abbia reagito alla scappatella del marito con una richiesta di divorzio rientra nel novero dei rischi che ogni fedifrago deve mettere in conto. Sorprende invece il comportamento del ministro dello Sport, il quale ha chiesto di togliere a Terry la fascia di capitano perché, «come tale, deve assumersi le sue responsabilità di fronte al Paese». Sorprende, almeno, noi italiani. Infatti ciò che scandalizza gli inglesi non è il tradimento, da essi praticato con pervicacia anche superiore alla nostra, ma la scoperta che chi riveste un ruolo pubblico si comporti come o peggio degli altri. Un calciatore può farsi sorprendere ubriaco sotto braccio a una modella: in Inghilterra succede tutti i giorni. Ma non il capitano della Nazionale, soprattutto se la modella è fidanzata con un suo compagno di squadra.
L'idea che il potere vada di pari passo con la responsabilità è tipica delle nazioni protestanti. Nell'Italia delle mafie e delle signorie vige il pregiudizio opposto: il potere e la ricchezza sono salvacondotti che consentono di fare in grande e senza vergogna ciò che i poveri cristi compiono in piccolo e fra mille turbamenti: rubare, mentire, cornificare. Da noi solo le minoranze di confine hanno maturato, forse per reazione, un'intransigenza morale che sfiora il perbenismo. La fortuna di Terry è che a prendere la decisione sulla fascia di capitano sarà un italiano: il commissario tecnico della Nazionale. La sua sfortuna è che quell'italiano è il friulano Capello.
Alla terza prova su disco (dopo l'ottimo "Migration") gli svedesi Sambassadeur mettono definitivamente a punto una formula musicale tutta giocata - sin già dagli esordi - su melodie semplici, molto accattivanti, dal gusto sixties che inseguono il dream-pop targato anni '80 per abbracciarsi con grazia nel folk bucolico tanto caro all'indie britannico. La novità risiede questa volta, però, nell'essere riusciti ad evitare quasiasi sbavatura dovuta alla povertà di mezzi produttivi a disposizione. Il suono in "European" è, infatti, d'una purezza cristallina perchè s'avvale d'un impeccabile arrangiamento orchestrale che conferisce ai brani una fascinosa "allure" atemporale. Il risultato: nove brani d'eccelsa bellezza pop. Con più d'una gemma preziosa..."Days", "Albatross", "High and low"... Non potete sottrarvi, dunque, all'ascolto... (...segue nei commenti...)
MIIKE SNOW - miike snow EXPLOSIONS IN THE SKY - those who tell the truth shall die, those who tell the truth shall live forever LOW FREQUENCY IN STEREO - low frequency in stereo dEUS - the ideal crash BRIAN ENO - music for airports
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.
Ossessionati dall'idea d'una (impossibile) vagheggiata purezza sonora, libera dalle ibridazioni postmoderne ma - al contrario - prigioniera dei clichè del "genere" a cui è pigramente rassicurante affidarsi, i dotti soloni della critica (?!) musicale esprimeranno perplessità snobistiche dopo l'ascolto dell'omonimo debutto dei "Codeine Velvet Club". In pieno (perenne?) revival eighties i dischi che non suonano anche solo vagamente come quelli usciti nell'Inghilterra della prima metà della decade thatcheriana per antonomasia...non sembrano degni di menzione. L'alternativa? In ossequio alle mode d'oltreoceano qualsiasi altro genere a cui poter appiccicare in successione la parola "folk" oppure le care vecchie categorie - rock e/o pop - seguite o precedute da "indie", "post" e così...semplificando. Nell'attesa che taluni (pseudo-perchè ignari-puristi) chiariscano a loro stessi il senso della postmodernità - pastiche frammentario, indeterminato e ripetitivo di generi - talaltri (come chi vi scrive) continueranno a fruirne piacevolmente e consapevolmente, per nulla spaventati dalla sua indefinita ed indefinibile complessità quanto - al contrario - divertiti dai suoi giochi di rimando, da quel meccanismo, cioè, di citazioni a scatole cinesi con cui tenta di nascondere la consapevolezza che in qualsiasi manifestazione dell'arte contemporanea (musica compresa) nulla può essere nuovo... Jon Lawler (già componente della band "The Fratellis") con l'apporto fondamentale della deliziosa Lou Hickey rinuncia a qualsiasi tentativo di assecondare tendenze e movimenti modaioli e sposta, invece, le lancette di quel grande orologio che è la storia della musica leggera sugli anni '60 del novecento confezionando un disco che è un tuffo nell'epoca aurea del pop. Quella più sfacciatamente commerciale, quella dei sublimi duetti tra Lee Hazelwood e Nancy Sinatra, quella del wall of sound di philspectoriana memoria, quella che coniugava il soul afro con gli irresisitibili riff rock 'n' roll, quella che costringeva le big band jazz a suonare pezzi da tre/quattro minuti nei dancefloor di infimo ordine dove neri e bianchi ballavano insieme sudati ed appiccicati anni prima che l'apartheid fosse abolito. I brani sono un distillato di melodie appiccicose che surfano senza soluzione di continuità tra il rock e il soul-blues (il vizio delle etichette appartiene anche a me) secondo lo schema dei gruppi musicali sixties (voce maschile+voce femminile+chitarra+basso+batteria) arrangiati, però, alla maniera sontuosa del pop orchestrale (con un'eccelsa sezioni di fiati e di archi). Un disco, dunque, all'insegna del passato che sa alternare momenti più divertiti al altri più malinconi ma vi soprenderete, comunque, a trovare anche rimandi citazionisti allo shoegaze e al rock più acido...c'è pure la cover di "I am the resurrection" degli Stone Roses. Insieme drammatico e leggero, ruvido e dolce, probabilmente saturo ma senza ombra di dubbio meraviglioso...come quei vecchi musical hollywoodiani che nessuno propone più. Paradossale che in piena sede di bilanci sull'anno appena trascorso si debba già iniziare a parlare di uno dei migliori dischi del 2010... (...segue nei commenti...)
Caro amico Juventino, Oggi no furto.... no party. Fine partita e' quando arbitro fischia tre volte..... Troppo buona!!!!!
P.S. E smettetela di prendervela con gli avversari insultandoli per il colore della pelle o per la romana provenienza.....
P.P.S. Ancelotti era un perdente e ha vinto la Champions contro di Voi.... Ranieri era un perdente e ha vinto la prima partita in carriera di Voi.... Adesso ve la prendete con Ferrara.... Cacciatelo, cosi' Lippi lo riprenderà nello staff della nazionale e vinceremo i mondiali del Sud Africa!!!!
lo segnalo con ritardo (il buon enzo polaroid, per esempio, ne parlava ad ottobre dello scorso anno...). ma non può essere archiviato tanto facilmente...
di nuovo qua, dopo 5 giorni a Barcellona in cui ho visto praticamente tutto (e grazie, abbiamo camminato una media di 10 ore al giorno!) e ho ovviamente comprato dei dischi.
on air:
GODSPEED YOU BLACK EMPEROR! - slow riot for zero Canada MANIC STREET PREACHERS - this is my truth tell me yours CUT CITY - exit decades MOGWAI - kicking a dead pig (mogwai remixed)
ciao, alcuni di voi ce li ho in facebook (come se questo potesse significar qualcosa...) però è tanto che non passo di qui a guardare.. non so come mai ma passo di qui in un momento difficile della mia vita e vedere le cose pressochè immutate in qualche modo mi da sollievo. Niente, in poche parole vi volevo fare un saluto, soprattutto a chi non sento proprio mai e non ho la possibilità di spiare su FB Ovviamente volevo dire che il miglior CD del 2009 non è mai uscito ed il migliore dei mari è quello che non navigammo.
tanto per ricollegarmi alle tags del post su micalizzi, ribadisco che non c'è nessun parlamento lounge, nessuna maggioranza easy e certamente di decreti now sound - e di questi ce ne sarebbe un bisogno assoluto, fortemente stereocratico, anche per quanto riguarda quelle ragioni non strettamente politiche - non ne vedremo mai. ma davvero mai.
riabilitazioni (di qualsiasi tipo, oltre che nel bene e nel male) e porcate del genere sono all'ordine del giorno, invece.
era ora. finalmente su cd per i tipi di digitmovies. il miglior micalizzi, per quanto mi riguarda. colonna sonora che non sente il bisogno di esser colonna sonora a tutti i costi. oltre le immagini, di un'autonomia spaventosa. 10 brani, quanto basta.
mercoledì 27 gennaio 2010 ore 19.00 Scuola serale di Cinema Il suono Primo appuntamento per introdurre il pubblico al tema del suono e all’importanza della musica nel cinema attraverso le testimonianze di compositori, registi, attori, scrittori per delineare la molteplicità dei contributi che il suono e la musica possono apportare ad un’opera cinematografica. Coordina Riccardo Giagni (compositore, “Il regista di matrimoni”; “Viva Zapatero!”); intervengono: Paolo Buonvino (compositore, “Romanzo Criminale”; “Caos Calmo”), Paolo Sorrentino (regista, “Il Divo”; “Le conseguenze dell’amore”); Francesco Bianconi (compositore e leader del gruppo musicale Baustelle); introduce l’iniziativa Giuseppe Piccioni (regista, “Giulia non esce la sera”; “Luce dei miei occhi”). Ogni ospite esprimerà il suo personale punto di vista sul SUONO, sul suo rapporto con l’immagine e non solo, mostrando sequenze di film o facendo ascoltare brani musicali e perché no letterari, scelti seguendo il proprio gusto personale. Parleranno dell’importanza del suono nel proprio lavoro e delle opere che hanno influenzato la propria produzione artistica. Si tratta quindi di un dibattito a più voci con frequenti scambi col pubblico, piccole dimostrazioni e altro.
Gli incontri si svolgeranno nei locali della Libreria del Cinema (via dei Fienaroli) nel cuore di Trastevere. L’ingresso è libero.