Bit Takeshi, ovvero il finto giovane a destra, è ospite del programma I CINEPATICI su Coming Soon domani pomeriggio alle 15.30, condotto da Mauro Donzelli (è visibile anche in streaming, sul sito di Coming Soon). Perchè non sintonizzarsi per prenderlo a pernacchie? Potete anche spernacchiare in replica alle 20.00 e domenica alle 18.00. Ho monopolizzato il weekend. Dimenticavo: parleremo di Peter Jackson. P.S. :il finto giovane a sinistra è il producer della trasmissione, ed è una persona seria.
Clive Beresford, fanzinaro a 20 anni, impiegato precario a 30, sente la vita che ricomincia a scorrere veloce il giorno in cui si imbatte in Lance Webster, il leader dei Thieving Magpies scomparso nel nulla da quasi dieci anni. Clive ha sempre considerato i Magpies la più grande band indie del pianeta, ingiustamente oscurata dal britpop negli anni ’90, e ora fiuta lo scoop: raccontare perché Webster ha mollato la musica. Per farlo dovrà ricostruire l’adolescenza che aveva smarrito, attraverso una Londra oggi sparita, gli amici persi di vista, le riviste e i dischi passati di moda. Tenero e comico nella vena di Jonathan Coe e Nick Hornby, scritto da un musicista – Tim Thorthon è il batterista dei Fink – questo romanzo è la ricostruzione tra il vero e il possibile di un’educazione rock dello scorso millennio.
Non ricordavo quanto fosse bella questa canzone. L'occasione di riascolto è nata dalla visione - dopo anni invero - del capolavoro di Lucio Fulci "Non si sevizia un paperino". Galeotto, dunque, nelle imprevedibili coordinate della mia mente, è stato l'infinito post sul cinema di genere con i suoi sproloqui.... ....non riesco più, però, a togliermela dalla testa. Il merito maggiore va ascritto alla splendida melodia composta ed arrangiata dal grande Riz Ortolani. Ciò che rende un brano, comunque, emozionalmente universale dipende molto dalle parole che sono cantate e da chi conferisce pathos a quelle parole. In questo senso Iaia Fiastri e, soprattutto, Ornella Vanoni con la sua voce credo non abbiano fatto mai meglio di tale meraviglia. Questa canzone è troppo struggente, perchè forse è struggente il tema trattato: l'amore.... ....e tutto ciò che esso comporta. Che cosa indecifrabile e strana è l'amore. Nell'amore continuo a credere che ci sia davvero tutto ed il suo contrario: gioia, odio, nostalgia, sogni, speranze, delusioni, rimpianto, addii, sofferenza, ritorno, vita, morte, desiderio d'immortalità.... Per voi il brano.
"....è stata un'odissea, difficile inutile...... non avevi il tempo di volere bene a me... ....chissà perchè penso ancora ai giorni insieme a te"
“La mia notte con Maud” (realizzato nel 1969) è probabilmente l’esempio più riuscito dell’ossessione di Eric Rohmer per la costruzione della “messinscena” perfetta. Gli impercettibili movimenti di macchina durante la lunga conversazione dei protagonisti accompagnano la voce narrante e costituiscono il contrappunto ideale all’ironica leggerezza (l’autentica cifra stilistica di questo regista) che pervade un film imperniato interamente sulle leggi del caso (o della Provvidenza: fate voi). A fronte d’un successo inatteso, l’anno successivo l’autore – pur muovendosi nei parametri della struttura formale che aveva prestabilito d’imprimere al ciclo stesso dei “contes moraux” - reagisce decidendo di modificarne leggermente il registro per arricchire il “narrato” di ulteriori prospettive di senso. Le vicende di Jerome, la sua visita ad un’amica d’infanzia, l’incontro con la scrittrice Aurora, l’attrazione per la giovane Laura che lo respinge durante un gita sulle Alpi, il desiderio feticistico di toccare il ginocchio di Claire (sorella di Laura nonché seconda figlia di Madame Walter, l’amica che lo ospita), la sospirata carezza all’oggetto concupito, la partenza verso il matrimonio che l’attende seguono lo schema circolare dei racconti morali rohmeriani del ritorno alla donna scelta per “la vita in comune” dopo un lungo viaggio psicologico nell’universo femminile ma costituiscono - anche – intima meditazione sul significato della seduzione fallita. Il conflitto (spesso irriducibile) tra il desiderio e la realtà, fra il sogno e la vita - che rappresenta la mancata realizzazione di quel sogno – è, infatti, la novità introdotta da Rohmer in questa raffinatissima commedia psicologica nata da un soggetto scritto dallo stesso autore vent’anni prima sui “Cahiers du Cinemà”. A ben vedere…un elemento di estrema drammaticità che, al contrario, il regista elabora con una leggiadria assolutamente unica ed un’inimitabile finezza piegando qualsiasi tensione a graziosi dialoghi di eccelsa qualità letteraria e alla maestria figurativa di struggenti scenari dalla colorata luminosità. Inoltre, il diario della maliziosa scrittrice Aurora (provocatrice dì intrighi erotici in omaggio alla tradizione della migliore letteratura libertina francese) sorta di voce narrante e/o guida al racconto, diventa il simbolo della riflessione di Rohmer sul processo creativo e sul significato stesso del cinema. Il luogo, per l’autore, dove nella finzione o nella verosimiglianza della messa in scena si dipanano i conflitti dell’animo, la misura dei quali è data proprio dalla rappresentazione del corpo o, per meglio dire, dei piccoli dettagli del corpo: un viso, una mano o un ginocchio. E’, dunque, tra le increspature, i dettagli, i frammenti d’un dialogo (in tutte le cose piccole…ma di preziosa importanza) che - nell’artificio cinematografico come nella finzione della vita - per Rohmer va cercato e trovato il senso stesso di un film e, dunque, dell’esistere.
In ricordo di Eric Rohmer ad un mese dalla sua scomparsa e nel quarantennale de “Il Ginocchio di Claire”. ( courtesy of Musicletter )
La danza della memoria è il titolo dell'ultimo meraviglioso libro di Elie Wesel, scrittore ebreo sopravvissuto all'Olocausto, insigne premio nobel per la pace nell'anno 1986. Si tratta di un romanzo scritto con inusuale enfasi memoriale, composto e dispiegato in mille rivoli narrativi degni di una penna particolarmente sensibile, emotivamente importante non solo in termini puramente etici. Nel racconto, il personaggio principale evoca inconsciamente i propri ricordi legati all'orrore della Shoah, il tutto alla presenza di un'analista, solo apparetemente ignara, che lo prende in cura per salvarlo dai vortici di una danza che non accenna a declinare l'invito della Storia. Con la folle maestria di chi tenta di riportare sulla pagina l'orrore indicibile di quella esperienza, rifugiandosi sotto il manto protettivo della finzione letteraria per l'immane difficoltà ad essere ascoltati, Wiesel in questo turbinio di confessioni accenna i passi di un incontro mancato con l'oblio. Un contatto disumano che lo segna per sempre, lasciandolo testimone involontario. Intriso di gesti narrativi carichi di parole instabili, e ballerine data l'incomunicabilità dell'Evento, il romanzo è corredato, con spirituale grazia, di un pungolo edificante e prezioso, senza remore. Una scrittura lieve ed elegante ed una poetica delle domande finemente cesellata nella struttura del racconto, rendono i momenti creativi di Wiesel segni eternamente conciliabli con l'arte della memoria.
Vogliamo parlare di questa meraviglia 2010? http://www.strickencity.com/ La cosa piu' lontana che esista dall'originalità, ma sono cosí divertenti che non riesco a toglierli dal lettore.
Ad alcuni di voi l'ho già segnalato su FB, mi piacerebbe molto se dedicaste almeno un ascolto a questo ragazzo: www.myspace.com/alessiocalivi Non c'é ancora tutto il cd online; alessio era il cantante della mia band quando eravamo ragazzini. È sempre stato molto talentuoso, noterete la voce meravigliosa forse sprecata per il genere trito e ritrito e francamente ormai completamente esplorato fino in fondo -post rock e un po' di industrial, ma considerate prima di tutto che è polistrumentista (suona tutto tranne la batteria, affidata ad un altro istrione delle mie parti, Enzino De Masi - detto "u scimia", per la cronaca) autodidatta e che purtroppo manca di una seria distribuzione. Grazie a tutti.
La poltrona Natuzzi Sound di Divani e Divani è un’ottima compagna per i momenti di relax dedicati all’ascolto dei nostri brani preferiti (Louise Veronica Ciccone dal cd Confessions on a Sex Chain)
Mi spiace tornare in questi lidi per scrivere cose spiacevoli, ma tant'è... HD, per fortuna, lo si conosce solo qui, ed è solo qui che lo si ascolta praticamente da sempre.
Qualcuno ha letto la recensione delirante di veronese su blow up di pianobar dalla fossa? Io ne sono uscito scandalizzato... Senza entrare nel merito della qualità del disco, senza entrare nel merito della qualità dei contenuti della recensione (come sempre scialbi, ma cosa volete che ci si aspetti da uno che non sa nemmeno coordinare le dita sulla tastiera di una chitarra per produrre un do, non so voi, ma io non ho mai capito niente da una sua recensione), non ho mai visto un tale concentrato di stronzate apocalittiche tutte insieme. Voce a stento sopportabile, a mile... skippabile... ma io mi domando, val la pena parlarne, consigliarlo? Farlo rientrare nei propri ascolti?
Poi si parla di scadimento della cultura in Italia: grazie al cazzo, se questi soggetti si occupano di musica, possiamo stare freschi, e aspettarci mara carfagna per i prossimi trent'anni. La tristezza di questo individuo, incapace anche di tirare colpi bassi (perché onestamente spero sia il caso, altrimenti ha sbagliato decisamente mestiere), date le fragorose cadute di stile che li caratterizzano, è, parimenti alla stupidità umana, senza limiti. Che si abbia il coraggio di affermarlo su queste pagine.
Ti ricordo sempre sorridente in panchina ai mondiali di Italia 90. Ti ricordo come l'unico juventino simpatico in quegli anni moggiani. Ti ricordo al fianco di Lippi in germania 2006. Sei stato la storia del Napoli e poi della Juve. Un atleta unico.
Un popolo di illusi che per anni non vedevano le ladrate che perpetravano in campionato non puo' meritare un uomo come te. Un gruppo di giocatori abituati male non puo' capire e seguire i tuoi suggerimenti.
Grazie di tutto e vedrai che la vita ti ridarà tutto quello che questi dilettanti dello sport ti stanno togliendo. Arrivederci CIRO.
Magari tra qualche anno vieni sulla panchina della Roma e proverai quello che ha provato Ranieri a Torino sabato scorso: Una goduria immensa contro una società di dilettanti e un pubblico di razzisti e anti-sportivi. Te lo auguro con tutto il cuore.
Imperdibile, su La Stampa di oggi, il "buongiorno" di massimo gramellini
Che la moglie del capitano della Nazionale di calcio inglese Terry abbia reagito alla scappatella del marito con una richiesta di divorzio rientra nel novero dei rischi che ogni fedifrago deve mettere in conto. Sorprende invece il comportamento del ministro dello Sport, il quale ha chiesto di togliere a Terry la fascia di capitano perché, «come tale, deve assumersi le sue responsabilità di fronte al Paese». Sorprende, almeno, noi italiani. Infatti ciò che scandalizza gli inglesi non è il tradimento, da essi praticato con pervicacia anche superiore alla nostra, ma la scoperta che chi riveste un ruolo pubblico si comporti come o peggio degli altri. Un calciatore può farsi sorprendere ubriaco sotto braccio a una modella: in Inghilterra succede tutti i giorni. Ma non il capitano della Nazionale, soprattutto se la modella è fidanzata con un suo compagno di squadra.
L'idea che il potere vada di pari passo con la responsabilità è tipica delle nazioni protestanti. Nell'Italia delle mafie e delle signorie vige il pregiudizio opposto: il potere e la ricchezza sono salvacondotti che consentono di fare in grande e senza vergogna ciò che i poveri cristi compiono in piccolo e fra mille turbamenti: rubare, mentire, cornificare. Da noi solo le minoranze di confine hanno maturato, forse per reazione, un'intransigenza morale che sfiora il perbenismo. La fortuna di Terry è che a prendere la decisione sulla fascia di capitano sarà un italiano: il commissario tecnico della Nazionale. La sua sfortuna è che quell'italiano è il friulano Capello.
Alla terza prova su disco (dopo l'ottimo "Migration") gli svedesi Sambassadeur mettono definitivamente a punto una formula musicale tutta giocata - sin già dagli esordi - su melodie semplici, molto accattivanti, dal gusto sixties che inseguono il dream-pop targato anni '80 per abbracciarsi con grazia nel folk bucolico tanto caro all'indie britannico. La novità risiede questa volta, però, nell'essere riusciti ad evitare quasiasi sbavatura dovuta alla povertà di mezzi produttivi a disposizione. Il suono in "European" è, infatti, d'una purezza cristallina perchè s'avvale d'un impeccabile arrangiamento orchestrale che conferisce ai brani una fascinosa "allure" atemporale. Il risultato: nove brani d'eccelsa bellezza pop. Con più d'una gemma preziosa..."Days", "Albatross", "High and low"... Non potete sottrarvi, dunque, all'ascolto... (...segue nei commenti...)
ordunque ci siamo. il dado è tratto. nick è il regista. siete tutti invitati. due canzoni a testa. cominciate a pensarci su. questo è il post(o) giusto.
MIIKE SNOW - miike snow EXPLOSIONS IN THE SKY - those who tell the truth shall die, those who tell the truth shall live forever LOW FREQUENCY IN STEREO - low frequency in stereo dEUS - the ideal crash BRIAN ENO - music for airports
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.
Ossessionati dall'idea d'una (impossibile) vagheggiata purezza sonora, libera dalle ibridazioni postmoderne ma - al contrario - prigioniera dei clichè del "genere" a cui è pigramente rassicurante affidarsi, i dotti soloni della critica (?!) musicale esprimeranno perplessità snobistiche dopo l'ascolto dell'omonimo debutto dei "Codeine Velvet Club". In pieno (perenne?) revival eighties i dischi che non suonano anche solo vagamente come quelli usciti nell'Inghilterra della prima metà della decade thatcheriana per antonomasia...non sembrano degni di menzione. L'alternativa? In ossequio alle mode d'oltreoceano qualsiasi altro genere a cui poter appiccicare in successione la parola "folk" oppure le care vecchie categorie - rock e/o pop - seguite o precedute da "indie", "post" e così...semplificando. Nell'attesa che taluni (pseudo-perchè ignari-puristi) chiariscano a loro stessi il senso della postmodernità - pastiche frammentario, indeterminato e ripetitivo di generi - talaltri (come chi vi scrive) continueranno a fruirne piacevolmente e consapevolmente, per nulla spaventati dalla sua indefinita ed indefinibile complessità quanto - al contrario - divertiti dai suoi giochi di rimando, da quel meccanismo, cioè, di citazioni a scatole cinesi con cui tenta di nascondere la consapevolezza che in qualsiasi manifestazione dell'arte contemporanea (musica compresa) nulla può essere nuovo... Jon Lawler (già componente della band "The Fratellis") con l'apporto fondamentale della deliziosa Lou Hickey rinuncia a qualsiasi tentativo di assecondare tendenze e movimenti modaioli e sposta, invece, le lancette di quel grande orologio che è la storia della musica leggera sugli anni '60 del novecento confezionando un disco che è un tuffo nell'epoca aurea del pop. Quella più sfacciatamente commerciale, quella dei sublimi duetti tra Lee Hazelwood e Nancy Sinatra, quella del wall of sound di philspectoriana memoria, quella che coniugava il soul afro con gli irresisitibili riff rock 'n' roll, quella che costringeva le big band jazz a suonare pezzi da tre/quattro minuti nei dancefloor di infimo ordine dove neri e bianchi ballavano insieme sudati ed appiccicati anni prima che l'apartheid fosse abolito. I brani sono un distillato di melodie appiccicose che surfano senza soluzione di continuità tra il rock e il soul-blues (il vizio delle etichette appartiene anche a me) secondo lo schema dei gruppi musicali sixties (voce maschile+voce femminile+chitarra+basso+batteria) arrangiati, però, alla maniera sontuosa del pop orchestrale (con un'eccelsa sezioni di fiati e di archi). Un disco, dunque, all'insegna del passato che sa alternare momenti più divertiti al altri più malinconi ma vi soprenderete, comunque, a trovare anche rimandi citazionisti allo shoegaze e al rock più acido...c'è pure la cover di "I am the resurrection" degli Stone Roses. Insieme drammatico e leggero, ruvido e dolce, probabilmente saturo ma senza ombra di dubbio meraviglioso...come quei vecchi musical hollywoodiani che nessuno propone più. Paradossale che in piena sede di bilanci sull'anno appena trascorso si debba già iniziare a parlare di uno dei migliori dischi del 2010... (...segue nei commenti...)
Caro amico Juventino, Oggi no furto.... no party. Fine partita e' quando arbitro fischia tre volte..... Troppo buona!!!!!
P.S. E smettetela di prendervela con gli avversari insultandoli per il colore della pelle o per la romana provenienza.....
P.P.S. Ancelotti era un perdente e ha vinto la Champions contro di Voi.... Ranieri era un perdente e ha vinto la prima partita in carriera di Voi.... Adesso ve la prendete con Ferrara.... Cacciatelo, cosi' Lippi lo riprenderà nello staff della nazionale e vinceremo i mondiali del Sud Africa!!!!
lo segnalo con ritardo (il buon enzo polaroid, per esempio, ne parlava ad ottobre dello scorso anno...). ma non può essere archiviato tanto facilmente...
di nuovo qua, dopo 5 giorni a Barcellona in cui ho visto praticamente tutto (e grazie, abbiamo camminato una media di 10 ore al giorno!) e ho ovviamente comprato dei dischi.
on air:
GODSPEED YOU BLACK EMPEROR! - slow riot for zero Canada MANIC STREET PREACHERS - this is my truth tell me yours CUT CITY - exit decades MOGWAI - kicking a dead pig (mogwai remixed)
ciao, alcuni di voi ce li ho in facebook (come se questo potesse significar qualcosa...) però è tanto che non passo di qui a guardare.. non so come mai ma passo di qui in un momento difficile della mia vita e vedere le cose pressochè immutate in qualche modo mi da sollievo. Niente, in poche parole vi volevo fare un saluto, soprattutto a chi non sento proprio mai e non ho la possibilità di spiare su FB Ovviamente volevo dire che il miglior CD del 2009 non è mai uscito ed il migliore dei mari è quello che non navigammo.